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Facebook nuovamente nei guai un altro whistleblower si è fatto avanti

Una serie di nuove illazioni su Facebook ha spento i timori sulla scarsa reattività nel contrastare le fake news.

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Un secondo whistleblower di Facebook si è fatto avanti con una nuova serie di accuse su come la piattaforma di social media macina denaro. Lo riporta per la prima volta il Washington Post, spiegando che la fonte è un ex membro del team di integrità di Facebook, pronto a consolidare le stesse evidenze già espresse da Frances Haugen: la società mette i profitti davanti all’obiettivo di combattere l’incitamento all’odio e la disinformazione online.

Il testimone sostiene, tra le altre cose, che un funzionario di Facebook ha respinto le preoccupazioni sull’interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016, che sarebbero state facilitate, in maniera inconsapevole, dal social network, sulle cui pagine la famosa ‘fabbrica dei troll’ di San Pietroburgo avrebbe agito senza alcun problema nella costruzione della sua macchina pro-Putin.

Il manager di cui il whistleblower parla è Tucker Bounds, vice presidente delle comunicazioni di Facebook ed ex portavoce per la campagna presidenziale di McCain nel 2008. All’epoca delle accuse, secondo lui, le voci di un legame con la Russia erano solo “un fuoco di paglia. Alcuni legislatori si arrabbieranno, certo, ma poi passeranno a qualcos’altro. Nel frattempo stiamo macinando un bel po’ di soldi e stiamo bene”.

La gola profonda ha insomma fatto ulteriore luce su quanta differenza vi sia tra le intenzioni pubbliche del social network e il suo comportamento interno. Ad esempio, tira in ballo il progetto Internet.org, nato per connettere coloro che vivono in Paesi in via di sviluppo. In realtà, le indicazioni interne dimostrano che Facebook cercava solamente di aumentare la sua platea di utenti, per cui è diventato poi l’unica fonte di notizie. Una volta connessi al network di Internet.org, la homepage principale diventa Facebook, un vantaggio non da poco per accaparrarsi l’attenzione dello scenario globale.

Intanto, il colosso ha dichiarato al Washington Post: “Si crea un pericoloso precedente se si considera una storia solo da un unico punto di vista, senza alcuna apparente conferma”. E poi prosegue: “Al centro di questa vicenda c’è una premessa falsa. Sì, siamo un’azienda e realizziamo profitti, ma l’idea che lo facciamo a spese della sicurezza o del benessere delle persone fraintende dove risiedono i nostri interessi commerciali”.

Nelle accuse della nuova gola profonda, che ha presentato il suo documento alla Securities and Exchange Commission americana, riecheggiano le preoccupazioni sollevate da Frances Haugen. Come quest’ultimo, anche Haugen ha fornito documenti interni al Wall Street Journal per una serie di rapporti sulla piattaforma. Il punto più critico riguarda una ricerca interna che avrebbe scoperto come Facebook fosse consapevole della ‘tossicità’ di Instagram per gli adolescenti. Haugen ha testimoniato davanti al Congresso USA il 5 ottobre e si presenterà alla Commissione Europea l’8 novembre.

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